Centoventi milioni di ECU — e il revisore che scrisse che gli internati diminuivano per mortalità
Prima del CPT ci fu la CEE. Con il regolamento (CEE) n. 815/84 del 26 marzo 1984 il Consiglio approvò un «sostegno finanziario eccezionale a favore della Grecia nel settore sociale»: 120 milioni di ECU in cinque anni (articolo 4), per centri di formazione professionale nelle grandi aree urbane — Atene e Salonicco, secondo i considerando — e per la riabilitazione di persone con malattie psichiche e disabilità intellettiva, cioè per la riforma dei manicomi; la Corte dei conti registra che la somma fu divisa in parti uguali fra le due parti. La cifra circola come «i soldi per Leros». Non lo era: Leros era una delle istituzioni della seconda parte, ed è questo che rende interessante il suo bilancio.
Cosa trovò il revisore. La Corte dei conti europea, nella relazione speciale n. 5/90 (Gazzetta ufficiale C 331, 31 dicembre 1990), registrò che al 31 dicembre 1988 — la data di chiusura originaria — i pagamenti ammontavano a 28 milioni di ECU, circa il 23% della dotazione. Su Leros scrive che «il numero massimo dei pazienti è giunto fino a 2 700», che «alla fine del 1989 vivevano ancora a Leros circa 1 127 malati», e che dei circa 900 dipendenti «la metà svolge compiti di sorveglianza o di manutenzione» — «quasi esclusivamente personale privo di qualifiche teoriche e assunto in loco». E il paragrafo per il quale la relazione è citata qui, il 5.14: «Sotto il profilo generale della cura dei pazienti la situazione è rimasta immutata. La diminuzione del numero dei malati internati, registrata negli ultimi anni, è dovuta alla mortalità e non all'adozione di nuove terapie.» La conclusione, paragrafo 6.5: «Il caso dell'ospedale psichiatrico di Leros illustra tutti i rischi e le difficoltà» — preparazione scadente, esecuzione confusa, risultati inefficaci.
La risposta della Commissione, nello stesso fascicolo. La Commissione europea non contestò la descrizione: «La descrizione della situazione di Leros fatta dalla Corte è esatta.» Aggiunse che nel 1989 aveva «deciso di rinviare a tempo indeterminato l'approvazione di nuovi progetti psichiatrici», ponendo come condizione, tra le altre, «il palese miglioramento delle condizioni dei malati di Leros», e che «la responsabilità per quanto concerne le condizioni di vita ed il trattamento medico per l'insieme dei malati è nazionale». Leros «può essere considerato un fallimento, che non va però generalizzato».
Cosa accadde dopo, secondo la stessa Commissione. Il regolamento 4130/88 prorogò il periodo di sostegno al 1991 e il termine per la relazione finale della Commissione al 1995, «senza modificare il contributo finanziario globale»; il completamento, il 30 giugno 1995, avvenne con decisioni della Commissione. La relazione finale della Commissione, COM(95) 668 del 15 dicembre 1995, registra impegni per 115,3 milioni di ECU e un assorbimento del 90,6%, l'annullamento di 76 progetti non avviati entro il dicembre 1990, un'azione speciale biennale per Leros dal dicembre 1990 con l'uscita di 110 pazienti verso 11 case-famiglia, e al giugno 1995: circa 130 ex pazienti in 14 case-famiglia sul continente, circa 110 in 18 case-famiglia e appartamenti sull'isola, sei cooperative con circa 90 lavoratori, 148 bambini con gravi disabilità nell'ex reparto PIKPA — e 570 pazienti rimasti dentro. La stessa relazione scrive che la forte riduzione del decennio precedente era dovuta «in larga misura» all'embargo sui ricoveri di lunga durata del 1982 «combinato con la morbilità naturale», con metà dei pazienti oltre i 60 anni. La Commissione, richiamando le successive relazioni del suo gruppo indipendente di esperti, scrisse che «un ritorno alla situazione precedente a Leros è inconcepibile» — e che «i necessari adattamenti del contesto amministrativo/giuridico» erano «imperativi». Dove si trovava l'istituzione sedici anni dopo lo dicono i due documenti successivi.
Due numeri che non concordano, e li stampiamo entrambi. La Corte dei conti scrive «numero massimo … 2 700» pazienti; la relazione della Commissione scrive che a metà degli anni Settanta il numero «aveva raggiunto 1.900». Non è necessariamente una contraddizione — possono riferirsi ad anni diversi — ma nessuno dei due documenti cita la propria fonte, ed è per questo che la cifra di picco resta nella Parte X.
[2] Regolamento (CEE) 815/84, articolo 4 · [79] Regolamento (CEE) 4130/88 · [80] Corte dei conti europea, relazione speciale n. 5/90, §§1.2, 2.3, 5.8–5.9, 5.14, 6.5, e risposta della Commissione · [81] Commissione europea, COM(95) 668, pp. 5, 20, 23, 32–34